L'influenza stagionale, spesso sottovalutata, rappresenta una minaccia concreta per la salute dei nostri anziani. Ogni anno, nuove varianti del virus mettono a dura prova un sistema immunitario che, con l'avanzare dell'età, diventa meno efficiente nel combattere le infezioni. Non solo la capacità di risposta si indebolisce, ma si assiste anche a un aumento dell'infiammazione sistemica, un terreno fertile per complicanze potenzialmente letali come la sepsi e, come dimostrano nuove ricerche, eventi cardiovascolari avversi.
Il legame tra l'influenza e il rischio di infarto o ictus è più stretto di quanto si pensasse. L'infezione virale, infatti, può scatenare un'infiammazione acuta che favorisce la formazione di coaguli e destabilizza le placche aterosclerotiche già presenti nelle arterie. Studi precedenti avevano già evidenziato un aumento transitorio del rischio cardiovascolare nei giorni immediatamente successivi a un'influenza confermata, con picchi significativi nella prima settimana.
La novità, pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica, non si limita a confermare questo legame, ma getta nuova luce sul ruolo protettivo del vaccino antinfluenzale. Oltre a ridurre la probabilità di contrarre l'infezione, la vaccinazione sembra agire anche nel mitigare la gravità della malattia e lo stress a cui vengono sottoposti gli organi. In questo modo, anche se l'anziano dovesse contrarre l'influenza, il rischio di subire un evento cardiovascolare grave come un infarto o un ictus risulterebbe significativamente ridotto. Un motivo in più, quindi, per raccomandare con forza il mantenimento di un corretto calendario vaccinale anche negli anni della vecchiaia.