L'India ha segnato un punto di svolta nel suo ambizioso programma nucleare con il raggiungimento della criticità del suo primo prototipo di reattore fast-breeder (PFBR). Questo innovativo impianto da 500 MW, situato a Kalpakkam, nei pressi di Chennai, è destinato a fare da apripista per una futura flotta di sei reattori simili. L'obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza da uranio importato e sfruttare al meglio le risorse interne, in particolare le ingenti riserve di torio.
Il reattore PFBR utilizza una particolare miscela di ossido di uranio e plutonio (combustibile MOX) ed è progettato per un concetto rivoluzionario: generare più combustibile di quanto ne consumi. Questo avviene grazie a uno strato esterno di uranio-238 che, colpito dai neutroni emessi durante la fissione, si trasforma in plutonio-239, un materiale fissile che può essere poi riutilizzato. Questo ciclo virtuoso è una componente chiave della strategia nucleare indiana a tre stadi, che mira a garantire l'approvvigionamento energetico per secoli.
Nonostante un percorso segnato da ritardi e sfide tecniche, con lavori iniziati nel 2004 e un'apertura originariamente prevista per il 2010, il PFBR ha dimostrato la sua capacità operativa lo scorso 6 aprile. Questo successo è fondamentale per il piano dell'India di quadruplicare la sua capacità nucleare a 100 GW entro la metà del secolo, aumentando il suo contributo alla produzione elettrica nazionale. Gli esperti sottolineano l'importanza di accelerare lo sviluppo dei reattori fast-breeder, con possibili innovazioni nell'uso di combustibili metallici per ridurre ulteriormente i tempi di rigenerazione del combustibile.