← Torna indietro 💻 Tecnologia

Il "primo polpo" si rivela un inganno della natura: un nautiloide decomposto

10. aprile 2026 at 16:54 · Ars Technica
Il

Per quasi venticinque anni, il fossile di Pohlsepia mazonensis, rinvenuto in Illinois e risalente a circa 310 milioni di anni fa nel tardo Carbonifero, è stato celebrato come la più antica testimonianza di polpo mai scoperta. Un primato che però strideva con altre evidenze fossili, le quali suggerivano una divergenza molto più tarda per il gruppo dei coleoidei (che include polpi, calamari e seppie), collocandola nell'era Giurassica. Un enigma che ha spinto un team di ricercatori dell'Università di Leicester, guidato dal paleontologo Thomas Clements, a riesaminare attentamente questo reperto con tecniche di imaging all'avanguardia.

I risultati sono stati sorprendenti: Pohlsepia mazonensis non era affatto un polpo. Le analisi approfondite hanno rivelato che si trattava, in realtà, di un nautiloide decomposto e schiacciato. La sua somiglianza con un polpo era un'illusione creata dalle particolari condizioni geologiche del sito di ritrovamento, il Lagerstätte di Mazon Creek. Circa 300 milioni di anni fa, quest'area era un bacino marino salmastro soggetto a inondazioni di fango fluviale ricco di ferro. Quando gli organismi morivano e venivano sepolti in questi sedimenti, il ferro favoriva la precipitazione di siderite attorno ai loro corpi in decomposizione, conservandoli all'interno di noduli rocciosi.

Questa scoperta non solo demolisce l'idea di un polpo così antico, ma ci costringe a riconsiderare le tempistiche evolutive di una classe di creature marine affascinanti. L'inganno visivo del fossile, simile a un test di Rorschach, dimostra quanto sia fondamentale l'applicazione di tecnologie avanzate per interpretare correttamente il passato e svelare i segreti celati nelle rocce.

Articolo originale: https://arstechnica.com/science/2026/04/oldest-octopus-fossil-found-to-not-be-an